Conosciamo davvero il poco di tutto della Dieta Mediterranea?

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14 febbraio 2017
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Conosciamo davvero il poco di tutto della Dieta Mediterranea?

-Per stare bene, il segreto è mangiare “poco di tutto”!-. Quante volte avrete sentito questa frase?

Vediamo da dove nasce questo modo di dire alimentare che, seppure inizialmente corretto, oggi, nell’immaginario popolare, si è trasformato in un rivisitato e, per molti versi fantasioso, remake della Dieta Mediterranea originale.

Per buona pace di tutti, non ne esiste una sola. Sì, in senso stretto, per Dieta Mediterranea, ci si riferisce alle abitudini alimentari associate a esiti più salutari in alcune località della Grecia e dell’Italia meridionale, tra gli anni ’50-’60. Poiché però, si presero in considerazione stili di vita e regimi alimentari, appartenenti a più zone del Mediterraneo che, dimostrarono anche alcune caratteristiche comuni, come l’uso dell’olio di oliva, si parlò di più modelli alimentari mediterranei.

Dieta (abitudine alimentare) Mediterranea:

La Dieta Mediterranea, elaborata negli anni ’80, è un riassunto di linee guida alimentari, emerse dallo studio Seven Countries Study, protratto per diversi decenni, a partire dagli anni ’50 in differenti nazioni. Questa ricerca ebbe, come punto focale, comprendere il rapporto d’incidenza tra malattie cardiovascolari, malattie croniche, alcune forme di tumore e stile di vita/regime alimentare in nazioni diverse. L’epidemiologo e fisiologo statunitense, Ancel Keys diresse questo studio ed è stato insignito, nel 2004, della medaglia al merito per la Salute Pubblica dallo Stato italiano.

Keys ha dato fondamento scientifico alla dieta Mediterranea comparando stato di salute/stile di vita/regime alimentare/ tra alcuni paesi di Stati Uniti, Finlandia, Olanda, Giappone, Jugoslavia, Grecia e Italia (Vibo Valentia, Montegiorgio, Bologna). Basandosi su un campione totale di oltre 12.000 persone (dai 40 – 59 anni), degli anni ’50 (Dopoguerra) e facendo rilevamenti ogni 5 anni, per diversi decenni decenni.

I risultati dell’indagine (protratta e ampliata, per oltre 40 anni da una nutrita schiera di medici) non lasciarono dubbi: la mortalità per cardiopatia ischemica (infarto) era molto più bassa presso le popolazioni mediterranee (isola di Creta e Nicotra, in Calabria) dove erano predominanti olio d’oliva, alimenti origine vegetale, pesce ed il consumo di alcool (vino rosso per la maggior parte) e, come vedremo, con consumi limitati di carne, zuccheri e derivati animali, rispetto a Paesi, come la Finlandia, dove la dieta era ricca di burro, strutto, latte e suoi derivati, carni rosse.

Ipoco:

Caratteristica principale della dieta Mediterranea, specificatamente in Italia, fu la modesta quantità di ogni porzione, in una totale assunzione alimentare giornaliera, suddivisa in 3-4 pasti. 

Sebbene il calcolo calorico giornaliero non fosse propriamente basso (>2500Kcal uomo; >2000Kcal donna), non possiamo dimenticare l’obbligata “attività fisica” dell’epoca. Infatti, l’introito calorico non andava oltre il consumo metabolico, dovuto ad uno stile di vita fisicamente attivo. In prevalenza, la vita quotidiana era “dura”, tra cui attività nei campi/montagne e spostamenti, principalmente, a piedi. Per le casalinghe, altrettanti problemi: spostamenti a piedi, mancanza di lavatrice, impianti di riscaldamento moderni, famiglie numerose, elettricità in molti casi, etc..etc…

Quindi, anche se non possiamo immedesimarci a pieno, nelle mille difficoltà dell’epoca, sappiamo con certezza che nel Dopoguerra, i benestanti erano pochi. Di conseguenza, alcuni beni alimentari come la carne, soprattutto quella rossa e lo zucchero (di canna), per esempio, erano molto costosi. Erano comunque difficilmente reperibili e acquistabili, anche altri generi alimentari di origine animale, a seconda del territorio, tra cui latte, formaggi, pesce e miele. Pertanto, rimanevo cereali integrali (il processo di raffinazione delle farine si diffuse largamente solo dagli anni ’80), verdure, frutta, patate, legumi, uova e olive ed olio d’oliva. Infine, scordiamoci la grande distribuzione: drogherie, “vini e oli”, ambulanti , minuscole attività erano la “grande distribuzione” dell’epoca.

Queste condizioni, insieme ad un basso livello di tecnologia, favorivano uno stile di vita fisicamente attivo e frugale, con una predominanza di prodotti vegetali e scarsità di prodotti di origine animale nella dieta.

Il tutto: 

(Il regime alimentare della Dieta Mediterranea, venne conteggiato in numero delle “porzioni” 22-23 e, non in peso. Su richiesta di standardizzarne i valori, si è calcolato fossero circa la metà delle quantità servite in un ristorante greco, secondo il Greek market regulations, come sotto riportato)

Al giorno:

-8 porzioni di cereali INTEGRALI (pane, pasta, riso bruno, ecc)*: tra fette di pane (c. 25g, a porzione); 50-60g di pasta o riso (a porzione). 

-3 porzioni di frutta così composte cadauna: 80g di mela o 60g di banana o 100g di arancia o 200g di melone/anguria o 30g di uva (2-3 frutti durante la giornata)

-6 porzioni, di vegetali (comprese verdure selvatiche): 1 tazza (di quelle grosse, senza manico) di verdure a foglia; mezza (circa 100g), per la maggior parte dei vegetali, cotti o tritati

-olio d’oliva come grasso principale 

-2 porzioni di latte e i suoi derivati: solitamente composte da 1 tazza di latte + 30g di formaggio

-3 porzioni di vino (prevalentemente) rosso- per lui 3 bicchieri (da 10 ml); per lei 1,5 (da 10ml)

-acqua

-sostituzione del sale con le spezie nostrane (rosmarino, basilico, salvia, …)

Alla settimana (non era possibile stabilirne usi quotidiani):

-9/10 porzioni: tra carni magre (pollami e carni bianche) e pesce (fresco) da c. 60g

-3/4 porzioni: olive, legumi (fagioli secchi c.100g, cotti), noci

-3 porzioni di patate (come sopra)

-3 porzioni di uova

-3 porzioni di dolci

Al mese:

-4 porzioni di carne rossa

Considerazioni:

  1. Valutando lo scarso utilizzo di sale e zuccheri, il palato dell’epoca non era abituato alla stesso concetto di dolce e salato che abbiamo in mente. Tutto meno salato, quanto meno dolce.
  2. L’assunzione dei cereali,generalmente, avveniva in forma “integrale”. Eliminata solo la parte esterna, indigesta del chicco, conservava “integralmente” tutti i nutrienti (vitamine del gruppo B,E, antiossidanti, sali minerali e fibre), contenuti nella sua crusca e nel germe. Nel processo di raffinazione, per allungare la data di scadenza e rendere la farina più bianca e adatta a tante preparazioni diverse, la crusca e il germe vengono eliminati.
  3. Le condizioni di vita sono decisamente migliorate e maggiori sono le comodità. Ironicamente, sempre più spesso, mangiamo per noia.
  4. Ci sforziamo di trovare la migliore qualità dei prodotti alimentari, per le materie prime, non trasformate (uova,carne, pesce, frutta e verdura), perché sono quelli che poi trasformeremo secondo le nostre scelte. Ma i prodotti trasformati -biscotti, merendine, snack, bibite, sughi, dolci, insaccati, salse, carni e pesce in scatola e così via- necessitano, in realtà, di tutta la nostra attenzione, presentando insidie vere e proprie. Con denominazioni, sigle o numeri sconosciuti ai più oppure,  particolarmente zelanti nell’uso della lingua italiana. Un’esempio frequente è la preposizione “con”, sulle confezioni. “Con” prevede un’aggiunta più o meno significativa dell’ingrediente indicato. Questo non lo rende per forza di una qualità migliore, anzi: gnocchi “con patate”; Pasta/pane/pizza/piadina “con” farina integrale; etc..etc… Per non parlare poi, degli ingredienti estranei alla categoria stessa dell’alimento, (tracce di latte nel paté di tonno). Il maggior lavoro che “sfortunatamente” dobbiamo svolgere oggi, è all’acquisto dei prodotti.
  5. Le aspettative di vita, rispetto agli anni ’50 sono aumentate. Sono migliorate le condizioni igienico-sanitarie pubbliche e private. Viviamo più a lungo ma, soffriamo di tanti piccoli-grandi disturbi fin da giovani e giovanissimi. Qualche conto non torna… 

…siamo proprio sicuri di conoscere il “poco di tutto” della Dieta Mediterranea?

 

 

 

 

 

 

 

 

1 Comment

  1. Bablofil ha detto:

    Thanks, great article.

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